Google ads!

L'Olanda del calcio totale

Valutazione attuale:  / 5
ScarsoOttimo 

La rivoluzione dei tulipani

Il calcio olandese, alla fine degli anni 60, coi successi di Ajax e Feyenoord, porta alla ribalta europea un modo di giocare per l’epoca rivoluzionario, basato sulla rinuncia alle specializzazioni e su un atletismo spinto, concetti sino ad allora praticamente sconosciuti. Rinus Michels sarà la guida di questo vero e proprio sconquasso tattico, fedele al suo credo che prevedeva di allargare il campo in fase di possesso palla (sarà più facile mantenerne il possesso) e rimpicciolire il campo quando è la squadra avversaria ad avere la palla,  per rendere più difficoltoso il mantenimento di tale possesso. Al giorno d'oggi possono apparire ovvietà ma per il calcio di allora erano concetti assolutamente fuori dagli schemi.

Si inizia a definire il calcio giocato dalle squadre olandesi come ‘calcio totale’, uno stile di gioco per cui ogni calciatore che si sposta dalla propria posizione è subito sostituito da un compagno, permettendo così alla squadra di mantenere inalterata la propria disposizione tattica. Secondo questo schema di gioco nessun giocatore è ancorato al proprio ruolo e nel corso della partita chiunque può operare indifferentemente come attaccante, centrocampista o difensore.

Ad integrazione di questi atteggiamenti individuali il calcio totale è stato anche il primo stile di gioco ad applicare sistematicamente il pressing e la tattica del fuorigioco.

 

FormazioneOlandaCalciototale

 

Naturalmente ogni innovazione tattica necessita anche di buoni giocatori per esprimersi al meglio ed il gruppo di giocatori olandesi dei due club che dominavano in Europa era composto da autentici fuoriclasse. Giocatori che poi portarono in nazionale, sotto la guida di Rinus Michels, il loro modo di giocare e nei mondiali del 1974 strabiliarono il mondo col loro sistema rivoluzionario  che disorientò completamente gli avversari, incapaci di raccapezzarsi nel vortice di movimenti messo in scena dagli ‘orange’.

Analizzando lo schema tattico cogli occhi attuali potremmo definire il modulo applicato dagli olandesi come una sorta di 1-3-3-3. La squadra attua un pressing abbastanza sostenuto che la difesa segue in maniera regolare portando perciò la linea difensiva ad attivare sistematicamente la trappola del fuorigioco. Tale meccanismo era una novità assoluta a livello mondiale e gli attaccanti avversari si trovarono subito in grosse difficoltà, abituati com’erano a stazionare nei pressi delle aree avversarie per essere pronti a ricevere i passaggi dei compagni.  Stessa sorte toccava ai difensori avversari non abituati a vedersi attaccati in maniera costante dagli avanti  olandesi.

La difesa è schierata a zona coi due centrali di difesa che hanno due ruoli ben distinti, con lo ‘stopper’ che si occupa esclusivamente di compiti difensivi mentre il ‘libero’ è portato anche ad impostare l’azione;  in fase di possesso palla i terzini  si sganciano continuamente sulle fasce per dare alla squadra ulteriori sbocchi offensivi. La famosa intercambiabilità dei ruoli inizia appunto dalle coperture degli sganciamenti dei terzini,  che porta spesso in difesa i centrocampisti e qualche volta anche gli attaccanti.

La differenza del calcio totale rispetto ai moduli a zona successivi è che i giocatori si muovono in relazione alla posizione dei compagni invece che a quella della palla, perché la copertura degli spazi è una condizione primaria di questo stile di gioco, secondo cui la squadra in campo deve sempre mantenere la stessa disposizione tattica.

Il pressing a tutto campo ha anche l’effetto di mantenere la squadra corta, cosa che favorisce gli inserimenti offensivi così come i ripiegamenti difensivi. Questo influisce però anche sul gioco del portiere, che opera ora quasi come un libero, controllando l’area di rigore sia nelle uscite sia giocando il pallone con i piedi.

La creazione degli spazi quando la squadra è in possesso di palla è un’altra condizione necessaria per poter giocare il calcio totale, e solo la capacità di creare e riempire gli spazi da parte dei giocatori rende possibile la buona riuscita di questo stile di gioco. In caso contrario, sarebbe impossibile imbastire azioni d’attacco efficaci perché verrebbero a mancare tutti i corridoi di passaggio. Invece, i movimenti continui e perfettamente sincronizzati dei giocatori in campo, e le insistenti sovrapposizioni degli uomini senza palla, mettono in difficoltà le difese bloccate nella marcatura a uomo, mentre la circolazione del pallone per vie orizzontali permette ai giocatori in attacco di avere il tempo di liberarsi e rendersi pericolosi.

 

SchemaOlanda

 

Il fatto veramente rivoluzionario era che lo scambiarsi delle posizioni avveniva in senso longitudinale, e non per vie orizzontali. Altre squadre, come la Dinamo Mosca di Arkadiev, attuavano degli scambi di posizione tra i giocatori, ma le tre linee di difesa, centrocampo ed attacco rimanevano invariate. Tramite il pressing invece le squadre di Michels furono le prime  a promuovere gli scambi di posizione tra giocatori di linee diverse.

In pratica, lo schema principale prevede il possesso palla gestito da tutti i giocatori che, passandosi il pallone in semicerchio, avanzano compatti accerchiando la difesa nemica, per poi partire all’improvviso con triangolazioni veloci che portano uno o due giocatori in area di rigore. Un impegno offensivo costante caratterizza la squadra, aggredendo costantemente il portatore di palla avversario che non sa più cosa fare del pallone vedendosi accerchiato e assalito contemporaneamente da tre o quattro olandesi.

L'obiettivo era quello di scardinare le difese avversarie e Michels decide di coinvolgere nella manovra d'attacco anche i centrocampisti ed i difensori,  in una sorta di attacco di massa, il che voleva dire ad esempio che dei difensori dovevano avanzare da dietro per fornire alla squadra delle ulteriori opzioni d'attacco.

La buona riuscita del calcio totale dipende in larga parte dall’adattabilità di ogni membro della squadra a ricoprire più ruoli. I giocatori devono avere una grande capacità di analizzare le diverse situazioni tattiche per potersi scambiare con efficacia la posizione in campo, e sono necessarie una buona tecnica e un’ottima preparazione fisica.

La nazionale olandese del 1974, che portò alla ribalta il ‘calcio totale’ , contava su giocatori di valore assoluto e applicò in maniera totale l’intercambiabilità dei ruoli.  Già dal portiere, Jongbloed, che per gli schemi di allora era una sorta di ‘marziano’; in pratica si comportava da difensore , spesso costretto dalle evenienze tattiche a disimpegnarsi ricorrendo a recuperi avventurosi e salvataggi coi piedi. La difesa era composta da due difensori centrali rigorosamente a zona, Haan, il 'libero' e Rijsbergen, lo 'stopper', mentre i terzini erano Suurbier e Krol. Questi ultimi erano in realtà dei terzini-ali, costantemente   portati all'offensiva ed a scambiarsi di ruolo coi centrocampisti e qualche volta anche cogli attaccanti.

A centrocampo agivano Jansen, Van Hanegem ed il vero e proprio fuoriclasse Neeskens, dalla grande intelligenza tattica, tecnica sopraffina e vero uomo ovunque della formazione olandese, in pratica l'emblema del superamento dei ruoli. Poteva giocare difensore, mediano, regista, rifinitore e soprattutto attaccante, come suggerisce la sua media gol.  In attacco erano schierati Rep a destra, Resenbrink a sinistra e Cruijff in mezzo, autentico fuoriclasse e primo, grande, 'finto-centravanti' del calcio moderno. La sua forza stava nella capacità di scivolare come un'anguilla tra le maglie della difesa, partecipando al tourbillon offensivo per poi proiettarsi a concludere, ora da punta, ora da interno in avanscoperta, nei momenti meno prevedibili.

Tutto il resto è movimento, sovrapposizioni, interscambi.  I terzini sono sovente in avanti, le ali spesso ripiegano o si accentrano alla ricerca di spazi, i centrocampisti si spostano sincroni in attacco od in difesa a seconda delle situazioni.

E’ un modulo altamente spettacolare che però, con la nazionale di Michels, non porta a risultati all’altezza: solo due secondi posti consecutivi ai mondiali del 1974 e 1978, anche se a parziale giustificazione c'è da dire che entrambe le volte giocarono in finale contro la nazionale che ospitava i mondiali.

Di ben altro spessore i successi a livello di club; il Feyenoord vince nel 1969/70 una coppa Campioni  mentre nelle 3 stagioni successive, dal 1970/71 al 1972/73 è l’Ajax a vincere ininterrottamente il massimo trofeo continentale.  Senza contare coppe Intercontinentali, coppe Uefa e scudetti vari. In definitiva il calcio olandese pensionerà definitivamente il catenaccio ed il dominio dei club italiani in Europa degli anni 60 e farà da apripista alla concezione moderna del calcio.

 

Cruijff

 

Rinus Michels porterà al Barcellona tale filosofia di gioco e Cruijff come allenatore ne diverrà il degno erede creando quella formidabile fucina di talenti e stile che è l'attuale Cantera blaugrana. 

Ma anche in Olanda l'Ajax resterà sempre fedele ai metodi di questo grande allenatore perpetuando fino ai giorni nostri la filosofia del 'totaalvoetbal'.

Riportiamo infine ciò che scrisse il grande maestro del giornalismo sportivo, Ganni Brera, sull'Olanda di quei giorni.

«Gli olandesi sprizzavan­o energia e divertimento da tutti i pori. Quando non dove­vano rischiare le gambe, Cruijff e Neeskens inscenavano giostre ineffabili. Il loro genio si trasmetteva a un complesso non meno dotato che esperto. Contro l’Olanda si sono scornati uruguagi e bulgari, ar­gentini e tedeschi orientali, non però gli svedesi e, pensandoci nemmeno i brasilia­ni, che pure non avevano attacco. Si spropositava per gli olandesi di calcio totale, diciamo pure di panturbiglione, di girandola continua: non mi è acca­duto di vedere in attacco sull’estrema de­stra i due terzini d’ala? Ogni schema difensivo andava a ramengo dietro all’ ispirazio­ne e al ritmo dell’azione offen­siva. Era questo un difetto che secondo logica gli olandesi avrebbero dovuto pagare. Già con il Brasile nel turno semifi­nale, avevano lasciato tre co­mode palle gol ad attaccanti che le sciuparono miserevol­mente. Il povero Zagallo, che giocava uno splendi­do calcio difensivo, non aveva attaccanti che valessero non di­co Pelé e Garrincha, ma nean­che i vecchi arrembati “italio­ti” Altafini e Clerici. Dopo aver tanto sprecato, era fatale che il Brasile lasciasse via libe­ra agli olandesi. E questo pre­cisamente avvenne: però chi aveva occhi per vedere non po­teva dimenticare le disinvolture difensive, diciamo pure le cica­late che perpetravano Cruijff e compagni. Nello stilare il pro­nostico della finale me ne sono ricordato. I tedeschi hanno messo un duro come Vogts su Cruijff e si sono asserragliati intorno a Beckenbauer. Il prin­cipe Franceschino si è ben guardato, per l’occasione, di uscire a bailar fùtbol come so­leva nelle partite facili. E rima­sto al centro dell’area e sì è battuto con la modestia di un capitano conscio di sé e degli avversari. Vogts è subito incap­pato in un fallo da rigore ma poi ha convinto Cruijff che fos­se meglio girare al largo. Le caviglie dei miliardari sono preziose anche in Olanda. Il presuntuoso calcio totale ha mostrato le sue pecche e il cal­cio difensivista i suoi pregi di modestia e di praticità. In Italia avevano tutti pronosticato Olanda e si scagliarono contro di me, che avevo scritto come qualmente ì tedeschi avessero vinto i mondiali giocando all’italiana. Lo confermò papale papale anche Beckenbauer: ov­viamente, ha precisato, con il nostro impegno, la nostra rab­bia».

 

 

Share

Aggiungi commento


Codice di sicurezza
Aggiorna

Google ads!
Google ads!
Google ads!